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L’antica Città di Tharros

 

Oltre duemila anni da scoprire: l’antica città do Tharros, situata all’estremità meridionale della Penisola del Sinis, fu fondata dai Fenici alla fine dell’VIII secolo a.C., dapprima abitato da popolazione nuragica.

Sebbene ci sia ancora incertezza su dove fosse ubicato l’abitato fenicio, l’esistenza di due necropoli, una sita in capo S. Marco, l’altra a S. Giovanni, pone domande se i centri abitati fossero due e non solo uno.

Il popolo fenicio ha lasciato in eredità le sopracitate necropoli e il Tofet, di cui parleremo di seguito.

Le fosse, risalenti a fine VII secolo a.C., sono state scavate nella sabbia o nella roccia, in cui furono deposti i resti inceneriti dei defunti assieme agli effetti personali. Le stesse fosse, furono poi riutilizzate dai cartaginesi: essi affiancarono al rito dell’incenerimento anche l’inumazione.

Il Tofet (o Tophet), rinvenuto solo nel 1962, è ancora oggetto di discussione circa la natura del santuario a cielo aperto; due infatti sono le ipotesi che circolano.
La prima, meno plausibile, è che il Tophet fosse luogo di sacrifici dei fanciulli. I bambini, secondo questa prima teoria, sarebbero stati sacrificati alle divinità. Benché improbabile, questa teoria trova un fondamento: infatti, in un terzo delle urne furono trovati, oltre ai resti dei bambini, anche delle ossa di ovini.
La seconda teoria, più probabile, è che la necropoli fu destinata ai bimbi nati morti o a quelli deceduti prima di aver subìto un rito di passaggio ed essere accettati dalla comunità degli adulti.

Proseguendo, nel 238 a.C. prima dell’occupazione romana, a seguito della costruzione di edifici civili e di culto, fu innalzato il tempio delle semi colonne doriche; tempio che fu, successivamente, smantellato parzialmente dai romani per edificare un nuovo tempio.

Di stampo imperiale vi è anche il Castellum Aquae, serbatoio di distribuzione per l’intera città. Questo acquedotto, situato al centro della città, fu costruita da filari di blocchi in arenaria, mattoni e laterizi.
Lo spazio interno, suddiviso in tre navate da otto pilastri, era stato reso impermeabile dallo spesso strato di cocciopesto.

Già prima del 1071, con il trasferimento della sede episcopale nella città di Oristano, Tharros iniziò il suo periodo di decadenza, segnato sopratutto da incursioni continue dai popoli saraceni, con un progressivo spopolamento della città stessa.

Nel XVII, la città di Tharros, fu soggetta agli attacchi di cacciatori di tesori, che contribuirono con gli scavi del XIX secolo al deterioramento della città.

Alcuni resti importanti sono conservati attualmente in diversi musei della Sardegna e al British Museum di Londra.

 

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